Il PAGELLONE della Stagione – Il CENTROCAMPO

Elia e a ruota Nagy i migliori di un reparto che, cammin facendo e grazie al mercato di gennaio, ha saputo trovare quella solidità idonea a conferire equilibrio a tutta la squadra. Colpisce la metamorfosi di Esposito nel girone di ritorno, il Kouda pre-infortunio è giocatore da grandi palcoscenici. Cassata è un lottatore, da Bandinelli ci si aspettava di più anche se gli acciacchi hanno influito.

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BANDINELLI 5,5 – 33 Presenze, 1962 minuti giocati

I Numeri di questa stagione non sono certo dalla sua parte: nessun gol e un solo assist, per lui arrivato in estate al termine di uno scambio che vedeva Gyasi prendere la strada di Empoli, operazione che vedeva un po’ tutti contenti considerando le ultime positive stagioni del classe ’95 tra serie A e serie B.
Inizio di stagione complicato, compresso da un disegno tattico alquanto disordinato dalla cintola in su, ha il demerito di non trovare mai una giocata stuzzicante, importante, realmente decisiva. Il demerito di non riuscire a emergere, con la sua esperienza, da quel torpore generale.
Qualche piccolo acciacco fisico lo tiene lontano – ma solo per poco – dal campo, mister D’Angelo punterà anche su di lui per la rincorsa che vale la salvezza, spesso anche a gara in corso, in un continuo elastico tra mediana e attacco. Ancora poche giocate realmente degne di nota ma volontà e spirito di sacrificio non mancano, qualche bella sgroppata qua e la delle sue sempre ben orchestrate quando riesce a sprigionare quella bella corsa palla al piede per guadagnare il fondo.
Anche per lui, come per altri, vi può essere una piccola giustificazione legata a un modulo, il 3-4-3, non esattamente confacente alle sue caratteristiche da mezzala pura, di inserimento, possibilmente in un 4-3-3. Ma tant’è. È il primo a sapere di poter dare di più.

Filippo Bandinelli – Foto SCN

CASSATA 6,5 – 31 Presenze, 1823 minuti giocati.

Il ritorno a casa per il santerenzino non è quello che si aspettava, nella prima parte di stagione.
Ha sempre conservato un posto nel cuore per i colori bianchi – lui cresciuto nel vivaio aquilotto – ed ha colto al volo la possibilità di tornare a vestirli, questa volta da professionista, in una categoria ben conosciuta.
La sua esperienza non si discute, si fa apprezzare per la grande verve agonistica e per il naturale attaccamento alla maglia, soldatino fedele di Alvini e di D’Angelo, è con quest’ultimo, a cavallo tra l’inverno e la primavera, a trovare il periodo di forma migliore dentro un quadro tattico più ordinato: corre per due, tanta generosità e pure cartellini sciocchi, per alcune gare consecutive risulta essere il centrocampista più pericoloso e sfortunato in zona gol.
Si adatta a giocare tutta fascia a sinistra nei momenti di maggiore emergenza, ma una volta ritrovata la mediana risulta pedina preziosa nelle due fasi.
Un piccolo infortunio muscolare gli fa saltare una parte del rush finale, rientra giusto in tempo per pressare anche le mosche nel secondo tempo contro il Venezia. Riconferma quasi scontata, identità e appartenenza sulle quali poter fare affidamento.

Cassata al tiro – Foto Patrizio Moretti

ESPOSITO S. 6,5 – 37 Presenze, 3119 minuti giocati

Stagione dai due volti quella di Salvatore Esposito, non è certamente l’unico caso simile di questa annata.
Giocatore che inesorabilmente divide ancora, in parte, la piazza: detrattori che analizzano partendo da lontano e da vecchi difetti conclamati, estimatori che sono sempre stati sicuri delle qualità emerse negli ultimi mesi. Il risultato è un centrocampista che prima tendeva a strafare per numero di palloni giocati e dosi oltremodo massicce di personalità senza riuscire, poi, a dare costrutto, rapidità e imprevedibilità alla manovra, ma che dal girone di ritorno in poi – affiancato da un giocatore come Nagy in grado di stirare alcune pieghe tattiche – ha saputo svoltare le sue prestazioni, renderle solide col dono finalmente della sintesi.
Qualità e quantità finalmente messe in mostra con ordine e costanza, più verticale e più incisivo, ma anche una diga preziosa per i difensori centrali.
Non a caso mister D’Angelo non rinuncerà mai a lui, neanche nei rari momenti di turn over generale.
Da anni ha gli occhi degli addetti ai lavori addosso, si parla di offerte sostanziose pronte a essere recapitate in via Melara. Una cosa, Salvatore, la paga di sicuro: essere arrivato lo scorso anno a gennaio come un rinforzo assolutamente costoso (cifra vicina ai 4 milioni di euro sborsati alla Spal) per una categoria ancora troppo complessa per lui.
Errori fatti probabilmente in termini di tempi e di valutazione costi/benefici – quelli di Macia – che il ragazzo si è trascinato dietro in tutto questo anno e mezzo: questione di aspettative, giuste o sbagliate che fossero.

Salvatore Esposito al tiro – Foto Patrizio Moretti

KOUDA 6,5 – 26 Presenze, 1487 minuti giocati

Arrivava dal Picerno, profonda Lega Pro, ma ci ha messo davvero poco a conquistare la fiducia di Alvini prima e di D’Angelo poi. Sgambate, strappi con e senza palla, attacchi alla profondità, per tutta la prima parte della stagione – quella più negativa della squadra – risulta essere il giocatore più pericoloso negli ultimi 25 metri avversari mostrando pure una freddezza invidiabile sotto porta, quella che poi, purtroppo, disperde al rientro dall’infortunio non capitalizzando alcune ghiotte occasioni da gol nelle ultime infuocate settimane.
Per età (22 anni), caratteristiche, tempra e fisicità ha tutto per emergere e fare un pensiero anche consistente alla massima serie, prima dovrà però riconquistare un posto da protagonista in questa squadra e riguadagnare quel pieno di fiducia e brillantezza mostrate prima dell’infortunio.

Kouda sbaglia da ottima posizione – Foto Patrizio Moretti

NAGY 7 – 16 Presenze, 1319 minuti giocati.

È lui l’acquisto fortemente voluto da mister D’Angelo per dare equilibrio a un impianto fragile e a reparti spesso sfilacciati. Era un grosso guaio, nel girone d’andata, quella squadra lunga e priva di argini davanti alla difesa, con quel Salvatore Esposito che finiva per giocare col timore di sbagliare, di vedersi spalancare autostrade intorno a lui. Con il nazionale ungherese ex Pisa cambiano un pò di cose, cambiano tanti riferimenti in campo, il 3-4-3 diventa plausibile, gli avversari sono presi più alti, crescono i palloni recuperati, i reparti non si sfaldano. Macina chilometri, sa mettere il naso con profitto anche negli ultimi metri avversari e te lo ritrovi poi un istante dopo a chiudere una ripartenza avversaria. In una parola, “totale”.
Il tecnico aquilotto lo aveva avuto a Pisa, l’ha rivoluto qui, da lui vorrà ripartire: passato, presente e futuro.

Adam Nagy – Foto Patrizio Moretti

JAGIELLO 5,5 – 13 Presenze, 526 minuti giocati.

Anche il polacco classe ’97 è uno dei rinforzi chiamati a gennaio per risollevare una barca pericolosamente inclinata, lui che l’anno prima è stato protagonista nel Genoa promosso in A.
Parte bene, D’Angelo lo vede nei tre davanti e lì gioca nelle primissime apparizioni in maglia bianca, destando subito buone impressioni. Ogni tanto scala in mediana, spesso funge da elastico dalla cintola in su, non riesce però quasi mai a incidere in fase offensiva – eccezion fatta per un assist fantastico a Bari per il gol di Mateju – frenato anche da qualche acciacco fisico che finisce per escluderlo quasi sempre dagli 11 titolari negli ultimi 2 mesi di campionato.
Da lui ci si aspettava certamente di più ma non sarebbe una sorpresa rivederlo protagonista in maglia bianca la prossima stagione, il tecnico abruzzese ha speso sempre parole al miele per lui e per le sue qualità.

Jagiello al cross – Foto Patrizio Moretti

ELIA 7,5 – 32 Presenze, 2173 minuti giocati.

Veniva da un infortunio molto grave rimediato durante il suo periodo trascorso a Palermo, Macia e Melissano credono però fermamente nel suo recupero e nelle sue qualità, qualità che mostra da cima a fondo con un crescendo a tratti entusiasmante. Vista l’emergenza occorsa sulla corsia mancina, deve per molto tempo sacrificarsi da quella parte di campo riuscendo comunque a dare profondità, uno contro uno e imprevedibilità a una squadra che ne aveva estremamente bisogno.
Quando riesce a traslocare a destra dà naturalmente ancora di più, una spina nel fianco costante per i diretti avversari, uno che ha qualità tecniche e rapidità per spezzare le linee avversarie in pochi passi, come più volte dimostrato.
Finisce come trascorre tutto l’anno, in crescendo: assist, quantità industriale di palloni velenosi recapitati a centro area, due fasi eccellenti, un gol splendido dalla lunga distanza a Cosenza, per finire con l’assist tanto morbido quanto velenoso recapitato sotto la Ferrovia per il 2-1 di Reca che porta all’agognato traguardo.
Appurato il suo pieno recupero fisico/atletico, sarebbe un sacrilegio privarsi di lui per l’annata che verrà: la fascia destra ha un suo padrone.

Salvatore Elia – Foto Patrizio Moretti

PIETRA, CORRADINI, CUGNATA, CANDELARI, CIPOT S.V.

Una menzione speciale la meritano però Pietra e Candelari, rispettivamente classe 2003 e classe 2005, giocatori che hanno trovato il campo a singhiozzo, soprattutto nella prima parte, ma si sono fatti trovare pronti mostrando sempre personalità, coraggio e buone qualità tecniche, non sfigurando affatto in una categoria non certamente agevole e a maggior ragione nel contesto generale disastrato di quei primi mesi di campionato.

Candelari sfiora il gol – Foto Patrizio Moretti
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Dennis Maggiani
Dennis Maggiani
Nato a La Spezia, laureato in Scienze giuridiche, Istruttore qualificato di Scuola Calcio, ex Osservatore del Settore giovanile dello Spezia Calcio. Dal 2015 redattore di Spezia Calcio News Quotidiano.

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