Per molto tempo le giovani promesse del calcio italiano non sono transitate di qua.
Non ne sono transitate nei decenni di serie C e Lega Pro, a parte qualche piccola e sporadica eccezione, e neppure durante i primi campionati – targati Gabriele Volpi – di una serie B riagguantata dopo le due stagioni da meteora vissute sotto la gestione Ruggeri.
Per non andare troppo distanti, si guardava a Empoli, a quella che, ogni anno, pareva una miniera di giovani talenti fatti in casa o prestati dai grandi club. Talenti in rampa di lancio, di sicuro avvenire.
Oggi lo Spezia è piazza credibile alla stregua di altre ottime e da tempo affidabili realtà provinciali, è una piazza che ha dimostrato di credere nei giovani partendo proprio dai ragazzi del proprio settore giovanile lanciati via via in prima squadra: la cosiddetta “generazione Ferdeghini” che ha visto protagonisti negli ultimi anni giocatori preziosi e pronti all’uso come Vignali, Maggiore, Bastoni, Ceccaroni, Bertola ed altri partiti per altri lidi del calcio di massima serie nazionale e internazionale come Sadiq, Mulattieri, Candela, per restare ai più noti.
Gli anni trascorsi nella massima serie hanno certamente svolto un altro ruolo importante in termini di visibilità e conoscibilità di questa piazza, del suo modo di vivere e fare calcio: una piazza esigente ma matura, una provinciale che ha tutti i crismi idonei – tecnici e ambientali – per testare i giovani di maggior talento provenienti dai grandi club, ragazzi che necessitano di esperienza.
Una scuola che insegna, che sa essere a tratti dura ma sa un secondo dopo comprendere e coccolare, nella quale vivi da dentro il calcio con passione e trasporto con tutte le conseguenze che ne conseguono a 360 gradi in termini di maturazione.
Con Pio Esposito la società di via Melara ha fatto un lavoro eccezionale, dapprima convincendo l’Inter – sotto la gestione Macia/Melissano – a farsi prestare un attaccante decisivo e dai grandi numeri in tutti i campionati giovanili frequentati a livello nazionale.
Un primo anno di puro apprendistato all’interno di un contesto divenuto via via sempre più difficile a causa dei risultati della squadra e di una gestione tecnica apparsa confusionaria.
Tanto minutaggio e le difficoltà tipiche riscontrate da chi si affaccia per la prima volta nel calcio dei grandi, difficoltà che, chi ha talento e personalità, supera col lavoro, col sacrificio, col talento e con la fiducia che gli viene riposta.
Grazie anche alla volontà del calciatore, non è stato difficile convincere l’Inter a rinnovare il prestito in riva al golfo dei poeti e mettere il classe 2005 ancora più al centro dell’attacco di un mister, Luca D’Angelo, che ha sempre creduto in lui, anche in tempi più acerbi.
I risultati dell’ultima stagione li conosciamo tutti e, oggi, li conoscono anche a livello nazionale: i tanti gol di pregevole fattura, le esultanze sotto una Ferrovia straboccante in termini di numeri e di entusiasmo, i muscoli mostrati per aizzare il calore della folla, tutte immagini che hanno fatto e continuano a fare il giro del web tra i tifosi di qualunque squadra.
Un modello perfetto, un connubio giocatore – piazza che non è passato inosservato.
E cosi, anche quest’anno, probabilmente non è stato difficile convincere l’altra società meneghina, il Milan, a puntare sulle aquile al momento di scegliere una destinazione in prestito per Christian Comotto, prodotto delle giovanili della società rossonera, classe 2008, numeri impressionanti – data l’età – nel campionato Primavera e tutta la fiducia di questo mondo riservatagli da mister Massimiliano Allegri: durante la tournee asiatica che ha visto il Milan impegnato in questo pre-campionato, infatti, il tecnico toscano ha dato fiducia in più occasioni al giovanissimo centrocampista fatto in casa, diverse e sempre lusinghiere sono state le dichiarazioni che lo riguardavano, mai banali i minuti trascorsi in campo contro avversari pure di ottimo livello.
Gli occhi di tanta serie A e tanta serie B addosso ma a spuntarla è il club aquilotto, che accoglie Comotto a braccia aperte trasmettendogli tutta la fiducia di un ambiente positivo, appassionato ed ambizioso.
Subito tappa al “Picco” per le foto e i video di rito, gli occhi su quel perfetto manto erboso, quindi lo sguardo volto verso tutta la maestosità che oggi la Curva Ferrovia sa regalare a chi le si pone di fronte e, chissà, il pensiero corso a Pio Esposito, a immagini e scatti che Christian avrà certamente visto nell’ultimo periodo.
Ci piace immaginare, idealmente, un passaggio di consegne tra i due, tra chi è andato via con le lacrime agli occhi tradendo tanta voglia di restare qui, e chi è appena arrivato e si trova davanti, in fondo, una strada ben tracciata.
Al talento l’ultima parola, dinanzi a una tifoseria che saprà aspettare e intanto darà respiro alla sua curiosità ad ogni giocata, ad ogni grado in più di minutaggio.
Una tifoseria che saprà cibare ancora la sua inesauribile curiosità di calcio e una fame di talento sempre ai massimi livelli, oggi sempre più matura, che pare seguire su una ideale via parallela il salto di qualità del club bianco.



