Luca D’Angelo sulla graticola, roba inimmaginabile solo qualche settimana fa.
Le vie del calcio, del resto, sono infinite, figuriamoci quelle di una categoria infernale e imprevedibile come la serie B italiana, un campionato in grado di raccontare trame completamente diverse che coinvolgono gli stessi protagonisti da una stagione all’altra.
Sono state ore convulse quelle che sono seguite alla sconfitta contro il Palermo arrivata, ancora una volta, tra le mura amiche.
Lo Spezia relegato tristemente e inaspettatamente a fanalino di coda solitario del campionato ha naturalmente aperto discussioni e dubbi in seno alla società , un pieno di ragionamenti che non escludevano affatto la necessità di un cambio repentino della guida tecnica, ipotesi presto tramontata in favore di una ragionevole conferma – quanto a tempo lo scopriremo presto – del tecnico abruzzese.
Mister D’Angelo si è detto convinto di riuscire a tirar fuori questa squadra dalle sabbie mobili, dal torpore che pare attanagliarla dal post finale di campionato scorso, da quelle scorie di tensione, sconforto e nervosismo dovute alla sfumata promozione in massima serie quando pareva davvero li a portata di mano, dentro uno stadio strapieno e pronto a fare festa, nel contesto di un popolo mai cosi vicino alla propria squadra.
Quando arrivano certe amarissime sconfitte c’è solo un modo per ritrovare immediatamente la bussola: fare immediatamente punti, trovare subito quella via della vittoria che permetta di guadagnare fiducia, convinzione, compattezza. Che dà subito una speranza concreta per riprovarci, lasciando definitivamente le amarezze alle spalle.
L’avvio di campionato delle aquile, invece, è stato il peggiore tra ogni modo possibile: sconfitta interna nel derby contro la Carrarese seguita da uno scialbo pareggio contro il Catanzaro ancora tra le mura amiche, gambe pesanti, nervosismo immediato, paure che si accavallano, dubbi che montano dentro un campionato nel quale fondamentale è partire bene, come dimostra proprio l’avvio delle aquile nel campionato precedente.
Dopo quelle prime due gare casalinghe non si è trovato il modo di invertire la rotta, di trovare anche una vittoria “sporca”, di ideare e sviluppare una manovra fluida che potesse sopperire alla mancanza di alcuni singoli che si sono rivelati un fattore negli sbocchi del 3-5-2 recente di mister D’Angelo.
Anche le palle inattive, alleate fedeli in lungo e in largo durante la scorsa stagione, si sono rivelate nemiche nelle due fasi come non si credeva possibile dopo i numeri eccellenti portati dalla gestione D’Angelo, segno di un impatto mentale non ottimale e di una concentrazione probabilmente ballerina.
C’è uno spirito di squadra da ritrovare, un’identità da rimodellare e fortificare sulla base del mercato estivo e delle caratteristiche dei nuovi arrivati, alcuni dei quali non hanno ancora reso per come ci si sarebbe aspettato, altri ancora tutto da scoprire.
Bisogna farlo al più presto, riprendere confidenza con la vittoria, crederci per portare innanzitutto a casa la pelle, che poi altro non è che l’obiettivo di partenza di tutti in questo campionato.
Farlo ritrovando un’anima, come chiede una piazza innamorata e quanto mai presente da diverso tempo a questa parte, anche nelle difficoltà .
Farlo, se necessario, cercando anche delle variabili tattiche, altri vestiti idonei ad affrontare avversari che, in tutto o in parte, hanno capito come frenare certi automatismi, chi e come pressare per arginare una manovra che, al momento, non può contare su giocatori che vincono un numero sufficiente di duelli e in grado di apportare sufficiente imprevedibilità .
Una variante in grado di sorprendere, che possa dare una scossa o portare a nuove vie per la porta avversaria. Delle nuove opportunità .
Qualcosa che non vada necessariamente a rinnegare il lavoro precedente ma che anzi, possa integrarlo portando a nuove soluzioni possibili per le caratteristiche dei singoli.
Siamo agli albori dell’autunno, lasciarsi andare adesso non avrebbe alcun senso.



